Pensioni novità: dimissioni Renzi congelano la Riforma




La vittoria del NO al Referendum complica l’approvazione delle riforme non ancora varate dal Governo Renzi, e in questo senso l’argomento pensioni diventa uno dei più a rischio. Le dimissioni del Premier Matteo Renzi inevitabilmente rallentano i lavori del Governo, a cominciare dalle difficoltà che adesso ci saranno per l’approvazione della Legge di Bilancio 2017. A ruota seguono le incertezze sulle misure di riforma previdenziale già discusse alla Camera. In questo senso è importante il tentativo del Presidente della Repubblica Mattarella di convincere il Presidente del Consiglio a rimandare le dimissioni fino all’approvazione della Manovra.

Il Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano spiega in tal senso che “è assolutamente necessario scongiurare i rischi di esercizio provvisorio”. Lo ha scritto all’interno della propria bacheca di Facebook, sottolineando che “i contenuti della legge sono troppo preziosi perché contengono soluzioni che riguardano le #Pensioni, il lavoro, la povertà e le risorse da destinare al rinnovo del contratto del Pubblico Impiego”. Damiano chiude sottolineando che “il No ha vinto e Renzi, con coerenza e nettezza, ha rimesso il suo mandato. Non c’è spazio per alcun reincarico e occorre voltare pagina”.

Non è un caso che la maggior parte dei SI ottenuti da Renzi al Referendum siano arrivati dalle fasce di età più alte della popolazione. I pensionati e i pensionandi, hanno avvertito il pericolo che la sconfitta del premier avrebbe comportato sulle misure che il Governo stava prendendo in ambito pensionistico. Figure come esodati, mondo femminile che attende certezze per l’opzione donna, lavoratori precoci, lavoratori della categoria lavori usuranti e chi aspetta il prestito pensionistico Ape, temono un ulteriore rinvio di decisioni ormai improcrastinabili.

La Riforma pensioni ha impiegato tantissimo per vedere la luce. Se adesso le dimissioni del Premier dovessero congelare le ultime decisioni, si rischierebbe di dover aspettare le prossime elezioni politiche. Che, se non fossero vinte dal Pd, comporterebbero una revisione completa dei punti cardine della Riforma stessa, con la conseguenza di lungaggini che i pensionati non possono e non vogliono permettersi.

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