Riforma Pensioni, torna di moda la Quota 100: come funziona

Resta ancora aperta la questione della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, nonostante gli ultimi decreti attuativi. Allo studio la quota 100 prevista nel disegno di legge Damiano nel 2015 con un minimo di 62 anni e 35 anni di contributi, quarant’anni di lavoro come limite massimo, e un limite di età anagrafica di 67 anni per tutti e 62 per i lavori usuranti.

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I sindacati spingono per questa soluzione che contribuirebbe ad agevolare la situazione di molti lavoratori alle prese con l’uscita difficoltosa dal mondo del lavoro.







A monte sempre le conseguenze della Riforma Fornero, indispensabile in quel momento storico per far rifiatare le casse dello Stato, ma pesantissima nelle conseguenze per molti. Per migliorare la gestione dell’età pensionabile, si punta a modificare la necessità di arrivare a settant’anni lavorando.

In particolare ci sono lavori usuranti che sono stati rimodificati con alcune riforme ma restano alcune attività che non permettono di arrivare a un’età così avanzata.

Torna di moda la famosa quota 100, riforma Damiano di cui al DDL 2945, sospesa in Parlamento dal 2015, che riconoscerebbe la possibilità di pensionarsi con un minimo di 62 anni e 35 di contributi a condizione che la somma tra l’età anagrafica e quella contributiva raggiunga, per l’appunto, il valore 100, senza alcuna penalizzazione.

Non si sono mai trovati i fondi da parte di Governo e Inps per dare seguito a questa proposta.

Sugli assegni minimi, Cosimo Nesci (segretario Fna) spiega che «c’è un aspetto negativo e cioè quello che il sistema non permette più l’aggancio della pensione al trattamento minimo e cioè è possibile che un lavoratore lavorando per trenta, quarant’anni senza continuità contributiva possa andare in pensione anche con 100 o 200 euro al mese, senza un aggancio minimo pensionistico, in carenza di altri benefici. E questo è inconcepibile». Pietro Serbassi (segretario generale Fast) osserva inoltre che «ci sono particolari ruoli, come i macchinisti delle ferrovie, che si trovano a guidare 300 km/h a 67 anni. Bisogna avere un’attenzione per quelle categorie che oltre una certa età non possono lavorare per impedimenti fisici. E una riforma importante perché si va a tutelare le categorie che arrivano a un’età avanzata, età in cui anche la reattività si abbassa».

Questione delicata anche quella dell donne, considerato che si punta a instaurare periodi di non lavoro durante la maternità, recuperabili in seguito aggiungendoli all’età pensionabile. Il tutto su base volontaria.







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