Pensioni, rischio slittamento età pensionabile a 67 anni dal 2019

Sul tema pensioni è necessario tenere conto delle ‘cifre globali’ e aver chiaro ‘quali sono i confini’. Lo ha detto il presidente Gentiloni spiegando così che il Governo, pur essendo ben disposto a discutere con i sindacati, non può prescindere dalle scarse risorse di cui dispone.







Calcolo pensione

“Riteniamo che il tema dell’innalzamento dell’età pensionabile debba essere affrontato prima della fine della legislatura, possibilmente nella legge di Bilancio, suggeriamo al Premier alcune possibili soluzioni”.

Verificare i propri contributi Inps

E’ il punto di vista di Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.
“Intanto – prosegue – occorre non farsi fuorviare dalle dichiarazioni allarmistiche del Presidente dell’INPS che ha parlato di un costo di 141 miliardi nel caso di un intervento sull’età pensionabile. Una cifra sparata a freddo nel dibattito, in modo terroristico, senza sapere se si stesse parlando di un blocco per tutti e per sempre del meccanismo di innalzamento dell’età pensionabile, o di una sua semplice rimodulazione, o di un suo rallentamento. Le proposte che facciamo a Gentiloni sono semplici: considerare il calo dell’aspettativa di vita, registrato inaspettatamente nel 2015, che pare confermato per il 2017, al fine di limitare la prevista crescita di 5 mesi che porterebbe il momento della pensione di vecchiaia dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. La seconda ipotesi – spiega Damiano – ancora più semplice e a costo zero, è quella di rimandare al 2018 la decisione, che dovrebbe invece avvenire entro la fine di quest’anno attraverso una semplice Direttiva amministrativa, per avere il tempo di esaminare il funzionamento di un meccanismo che non contemplava il calo della aspettativa di vita”. “Si può fare perché l’innalzamento dell’età della pensione decorrerà comunque dal 2019”.

Età pensionabile

Damiano è dalla parte delle donne sostenendo che è necessario dare un peso maggiore alla maternità, riconoscendo un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva alle mamme, per ogni figlio, ai fini pensionistici. Insomma un vero e proprio “sconto” sugli anni di uscita dal lavoro o di aumento sull’assegno. In questo modo si aiuterebbero le donne, spesso penalizzate da carriere più frammentate e spesso anche da retribuzioni più basse, come i giovani.

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