Gestione separata, come si calcola la pensione

La gestione separata dell’Inps viene vista ancora con un po’ di diffidenza dagli esperti del settore e soprattutto da chi è obbligato a versare i contributi. Il motivo è che si tratta di un istituto nato nel 1996 e per questo non ancora in grado di erogare pensioni e per questo di assicurare, con i fatti, prestazioni pensionistiche ai propri iscritti.







Ricordiamo che la gestione separata a seguito della Riforma Dini, è una gestione pensionistica a cui devono essere obbligatoriamente iscritti i lavoratori che prestano attività di collaborazione coordinata e continuativa (anche a progetto) nonché i lavoratori autonomi che non dispongono di una cassa previdenziale autonoma.

L’obbligo scatta qualora il reddito annuo derivante da tali attività risulti superiore a 5mila euro. I requisiti per il conseguimento delle prestazioni e il calcolo dell’assegno rientrano nel meccanismo del sistema contributivo puro.

Con i versamenti annui il contribuente accumula, su una sorta di conto corrente virtuale, una percentuale del reddito annuo conseguito dall’attività autonoma.

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L’aliquota IVS è pari al 25% per i titolari di partita iva; del 32% per i collaboratori coordinati e continuativi (dal 2018 la percentuale salirà al 33% a completamento di quanto stabilito dalla Legge fornero) e del 24% per i lavoratori iscritti ad altro fondo pensionistico o già titolari di pensione.

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Questi contributi sono rivalutati annualmente sulla base dell’evoluzione del prodotto interno lordo, per la precisione in base alla media quinquennale del Pil (il cd. tasso di capitalizzazione). Alla cessazione dal servizio il montante maturato, corrispondente ai contributi versati rivalutati, è convertito in pensione mediante l’utilizzo di una serie di coefficienti, detti coefficienti di trasformazione, che variano a seconda dell’età del pensionando calcolati sino all’età di 70 anni (più si dilata l’uscita maggiore sarà il coefficiente applicabile, maggiore sarà l’importo annuo della pensione); il risultato, diviso 13, costituisce l’importo mensile della pensione spettante.

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I minimali e massimali

Il sistema di versamento dei contributi è caratterizzato dalla presenza di un minimale pari a 15.548 euro e di un massimale contributivo pari a 100.324 euro.

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