Riforma pensioni, le novità della legge di bilancio 2018

La legge di bilancio per il 2018 approvata dal Consiglio dei Ministri porta anche una serie di novità per il mondo delle pensioni che però, come spesso accade, deludono e aspettative e sono inferiori a quanto richiesto dalle parti sociali.

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Tra le principali novità: Ape sociale con requisiti ridotti per le lavoratrici madri e accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i lavoratori precoci anche ai lavoratori la cui disoccupazione deriva dalla scadenza naturale di un contratto a tempo determinato.

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Niente di nuovo sull’aumento dell’età pensionabile (che dal 2019 potrebbe raggiungere i 67 anni). Ci si aspettava un cenno almeno per i lavori più gravosi. Non è stata trattata nemmeno la materia relativa a valorizzazione del lavoro di cura ai fini previdenziali, il rilancio della previdenza complementare, l’introduzione della pensione di garanzia per i giovani ed una revisione dell’importo soglia di 670 euro al mese per il conseguimento della pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.

Lavoratori precoci, chi può accedere alla pensione anticipata

Gli esodati attendevano novità per la riapertura dell’ottava salvaguardia pensionistica e per una proroga dell’opzione donna oltre il 31 dicembre 2015.

Sorridono solo quanti aspettavano modifiche sui requisiti per conseguire l’ape sociale e il beneficio del pensionamento con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci. Le novità riguardano chi ha almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età. C’è poi l’Ape sociale che prevede uno sconto sui requisiti contributivi per le madri pari a sei mesi per figlio fino ad un massimo di due anni.

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Ciò significa che le madri con quattro figli potranno chiedere l’Ape sociale da 63 anni con un minimo di 28 anni di contribuzione (34 per i lavori gravosi) anzichè 30 (36 nei lavori gravosi).

Sì inoltre all’accesso all’Ape sociale e al beneficio per i precoci anche ai lavoratori in stato di disoccupazione a seguito della scadenza del contratto a termine a condizione che il lavoratore, nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.

Prevista anche l’Ape sociale/beneficio precoci a quei soggetti che non hanno goduto dell’ammortizzatore sociale e il ritocco alla rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) che potrà essere chiesta a prescindere dalla certificazione da parte dell’Inps del rispetto dei requisiti per l’Ape volontario.

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