Riforma Pensioni, platea Ape social si allarga a 15 categorie di lavori gravosi

Non è andato benissimo l’incontro con i sindacati del ministro Poletti sulle pensioni. Lo ammette lo stesso ministro del Lavoro e lo conferma la segretaria della Cgil Susanna Camusso, che parla di «un giudizio di grande insufficienza del testo che oggi il governo ha prodotto, coi suoi impegni rispetto alla legge di bilancio». Per i sindacati «occasione persa», che porterà il 2 dicembre una prima mobilitazione.

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Il tutto nonostante il governo abbia aperto su giovani e donne, allargando la platea di chi potrà beneficiare dell’Ape social l’anticipo pensionistico previsto per i lavori più gravosi. Ma i sindacati volevano di più: «Avremmo voluto avere una valutazione più largamente condivisa», ammette Poletti, che anticipa che « i contenuti del confronto saranno parte della legge di bilancio, quindi presenteremo emendamenti e ci atterremo al risultato del confronto parlamentare». Carmelo Barbagallo (Uil) ammette che «Abbiamo fatto il massimo possibile ma le risorse sono poche».

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Come detto possono sorridere, parzialmente, le donne, considerato che il Governo si impegna a garantire l’allargamento dei requisiti d’accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, oltre quindi alla riduzione dei contributi necessari di sei mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni, al fine «di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento di valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne».

Qualcosa si muove anche per i giovani per i quali si parla della necessità di discutere su «la sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani, al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo, con riferimento sia alla pensione anticipata che a quella di vecchiaia; dello sviluppo della previdenza complementare nel settore privato nell’ambito di un confronto aperto anche alle rappresentanze delle organizzazione dei datori di lavoro».

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Bene anche l’allargamento delle categorie esentate dall’aumento dell’età pensionabile. Grazie a questa estensione, le categorie di lavori gravosi da esentare dall’aumento dei requisiti per la pensione, che scatteranno dal 2019, diventano 15 (da 11). Si aggiungono infatti altre 4 categorie: operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti ad alte temperature. L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose per almeno 7 anni nei 10 precedenti il pensionamento, e il «possesso- si legge- di una anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni». Insomma bene, ma non benissimo.

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