Diesel, Brexit e la corsa verso nuovi carburanti

  • Pratola Serra si dice preoccupata per la presa di posizione di FCA sul diesel
  • Jaguar e Land Rover stanno già affrontando una situazione simile

In uno scenario sempre più globalizzato le scelte di altri Paesi possono avere delle conseguenze locali molto concrete. “Think Global, Act Local” (Pensa globale, Agisci Locale) è una frase coniata in ambito ecologico e poi utilizzata in ambiti diversi come il business, l’educazione e la matematica. In ambito economico gli esempi non mancano e la diffusione di internet ha favorito la possibilità di avere piattaforme globali con adattamenti locali come Trade.com.

Un secondo esempio riguarda la scelta di alcuni Paesi di ridurre o eliminare i veicoli diesel per uno scopo ecologico, poiché questi motori sono ritenuti più inquinanti. La conseguenza di questa scelta è che la richiesta di veicoli diesel è destinata a calare e così anche la produzione. Infine, tutto questo andrà ad intaccare il numero di addetti alla produzione di veicoli diesel.

Pratola Serra non è un esempio isolato

I lavoratori dello stabilimento avellinese hanno espresso le loro preoccupazioni attraverso le unioni sindacali, ma questo non sembra aver cambiato le carte in tavola. Come nel caso di Trade.com, Pensa globale, Agisci Locale significa tenere in considerazione quello che succede a livello globale per agire localmente nel miglior modo possibile.

A livello globale, le ben note Jaguar e Land Rover (JLR) non se la passano bene. Tre fattori principali vanno a colpire JLR:

  • Il cambiamento normativo sui motori diesel, che è la stessa causa alla base della scelta di FCA

  • Il rallentamento dell’economia cinese, che potrebbe influenzare anche FCA

  • I timori di una possibile Brexit

A causa di questi tre motivi, JLR ha annunciato un piano di ristrutturazione riguardante circa 5000 posizioni, su un totale di circa 40 mila dipendenti. In termini concreti, la riduzione andrà a colpire oltre il 12% della forza lavoro e potrebbe riguardare maggiormente ruoli legati al marketing e ruoli manageriali.

Prima di paragonare le scelte di FCA a quelle di Jaguar e Land Rover, si dovrebbe considerare che JLR è influenzata da molteplici fattori ed è molto esposta al mercato cinese, nel quale ha visto una recente riduzione delle vendite di circa il 50%. Oltre a questo, circa il 90% dei veicoli JLR è diesel, mentre il gruppo FCA presenta una diversificazione decisamente più elevata.

Il fattore comune resta comunque l’abbandono dei motori diesel.

Il futuro non è diesel

Avellino deve giocare le proprie carte e scegliere il suo futuro. Prendendo spunto da una piattaforma come Trade.com, pensare ai trend globali (la riduzione dei veicoli diesel) e agire localmente (riqualificare o chiudere) sembra essere l’unica soluzione.

Da un lato ci potrebbe essere una riqualificazione degli impianti e un rilancio della produzione elettrica o ibrida. Dall’altro lato, se nessuno comincia a spingere per questa prima soluzione, lo stabilimento arriverà al termine prestabilito e vedrà una drastica riduzione della forza lavoro dopo lotte sindacali che non porteranno a grandi risultati.

È proprio su questo tema che i sindacati e la politica locale e regionale dovrebbero far fronte comune. Si dovrebbe cominciare ad interagire con il management locale di FCA per intavolare proposte concrete.

Gli strumenti sono molti e non dipendono dalla fazione politica. Si possono incentivare gli investimenti attraverso la riduzione della tassazione sulla produzione, co-investire con l’azienda o facilitare enormemente la parte burocratica per ottenere investimenti europei.

Quello che si deve evitare è l’inerzia e l’attesa nella speranza che succeda qualcosa di positivo. Ci sono diversi motivi che potrebbero giocare a favore di Pratola Serra. Le infrastrutture sono già presenti ma dovrebbero essere riqualificate, la forza lavoro è relativamente meno costosa di altri Paesi europei ma più costosa di Paesi nell’est Europa. Infine, la posizione geografica può favorire il trasporto marittimo verso altri Paesi europei.

Le condizioni favorevoli ci sono. Ora spetta agli attori presenti sul territorio ad agire.

I CFD sono strumenti complessi e comportano un elevato rischio di perdite. L’utilizzo

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