Pensioni

Pensioni 62 anni e 35 di contributi: flessibilità in uscita ma senza contributivo

Le richieste dei sindacati in tema pensioni vertono sulla volontà di consentire ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni e 35 di contributi grazie a una maggiore flessibilità. Ma servono anche interventi per salvaguardare i lavoratori precoci.

I temi più scottanti che il governo dovrà affrontare riguardano la flessibilità in uscita. Ma si parla anche di Quota 41 per i lavoratori precoci, senza dimenticare l’attesa per l’ottava salvaguardia esodati e per una risoluzione dei Quota 96 della scuola.

L’auspicio è consentire la pensione anticipata per tutti a 62 anni, Altra soluzione sarebbe quella di unire età e contributi. In questo senso la penalizzazione dell’assegno pensionistico sarebbe inevitabile per sostenere costi altrimenti enormi per lo Stato. Il pericolo è però un calcolo con il metodo contributivo, che sarebbe penalizzante per i lavoratori.

Per quel che riguarda i lavoratori precoci si parla sempre di Quota 41, vale a dire uscita dal mondo del lavoro al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati. Il tutto dovrebbe avvenire in modo automatico e senza relazioni con le variazioni dell’aspettativa di vita.

In tutto ciò aspettano risposte gli esodati, in attesa dell’ottava salvaguardia. Senza dimenticare i ‘Quota 96’ della scuola, cioè gli insegnanti che avevano raggiunto i requisiti per la pensione (61 anni età + 35 anni di contributi) prima della riforma Fornero.