Pensioni

Pensioni ape social 2022: rinuncia a una percentuale del trattamento, cifra compresa tra l’1 e il 3% annuo che sale al 4% ed oltre nel caso di assegni alti

Nonostante le critiche che stanno arrivando da più parti sembra ci sia l’intenzione di portare avanti il progetto APE, istituto cui sta lavorando il Governo per iniziare a introdurre la flessibilità dell’età pensionabile per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria.

Ape è un acronimo che sta per Anticipo pensionistico. Secondo le intenzioni dei tecnici che hanno stilato le linee guida dell’istituto, dovrebbe permettere, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età di andare in anticipo in pensione.

Ape è indirizzato quindi in primo luogo a coloro i quali sono nati a partire dalla seconda metà del 1951 sino al 1953. Chi vuole accedere a questo trattamento deve rinunciare a una percentuale del trattamento stesso. Si parla di una cifra compresa tra l’1 e il 3% annuo che salirebbe al 4% ed oltre nel caso di assegni alti.

Le ultime notizie sulle pensioni studiate col metodo Ape fanno storcere il naso a molti, considerato che in questa operazione sarebbero coinvolte attraverso prestiti, banche e assicurazioni via Inps. Questi soldi poi dovranno essere restituiti a rate dagli interessati.

Ma l’istituto prevede penalità diverse a seconda della situazione dei singoli lavoratori. Per i disoccupati che hanno esaurito l’intera durata della Naspi, dell’Asdi o dell’indennità di mobilità o per chi percepirebbe un assegno inferiore a 1.500 euro al mese l’importo della penalità sarebbe minimo.

Penalità che andrebbe a incidere sulle quote dell’assegno calcolate con il sistema retributivo. Quindi si considerano le anzianità maturate sino al 31 dicembre 2011 per i lavoratori in possesso di almeno 18 anni di contribuzione al 31.12.1995 o sino al 31.12.1995 per i lavoratori in possesso di meno di 18 di contributi fino alla data appena citata.

Ciò vuol dire che ci saranno maggiori penalizzazioni per coloro che hanno almeno 18 anni di contributi al 1995. Il motivo è che la maggior parte del loro assegno è ancora calcolata con il sistema retributivo.

Il progetto Damiano-Baretta (ddl 857) e il Piano Boeri prevedeva penalità simili, anche se più leggere e fisse, pari al 2% per ogni di anticipo sino ad un massimo però di quattro anni contro i tre previsti dal Governo. L’anticipo porterebbe ad una riduzione dell’assegno dell’8%. Boeri ipotizzava una maggiore penalità, sempre fissa, del 3% annuo sino ad un massimo di tre anni. Ciò che non piace di questo meccanismo, come detto, è l’ingerenza di banche e assicurazioni.

A far storcere ulteriormente il naso anche il fatto che resterebbero esclusi i lavoratori precoci. Sempre aspettando l’ottava salvaguardia esodati, che fortunatamente dopo gli ultimi sviluppi sembra più vicina.