Pensioni

Baby pensioni: privilegi del passato o peso sul presente?

Il fenomeno delle baby pensioni in Italia rappresenta uno dei casi più evidenti di privilegio pensionistico, che ha creato guasti duraturi nel sistema previdenziale italiano. L’origine di questo fenomeno si fa risalire agli anni ’70 e ’80, quando la classe politica italiana concesse alle dipendenti pubbliche con figli di andare in pensione dopo appena 14 anni e 6 mesi di lavoro, mentre ai dipendenti pubblici uomini venne concesso di uscire dopo 19 anni e 6 mesi di lavoro. Il risultato fu quello di consentire a persone con poco più di 30 anni di accedere alla pensione, creando un sistema di privilegi che ancora oggi perdura.

Secondo i dati forniti dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, circa 256mila lavoratori hanno beneficiato delle cosiddette baby pensioni, di cui 185mila sono ancora attive. La spesa annuale per queste pensioni ammonta a circa 2,9 miliardi di euro. L’età media alla decorrenza della pensione è di 42 anni per le donne e 45 anni per gli uomini, mentre in media un baby pensionato sta usufruendo dell’assegno da 36 anni se donna e da 35 anni se uomo. Si tratta di dati che fanno riflettere sulla sostenibilità di un sistema che concede pensioni così precoci e che perdurano per così tanto tempo.

Il valore attuale delle baby pensioni erogate dall’Inps, moltiplicato per il numero di anni di godimento, ammonta a circa 102 miliardi di euro. Aggiungendo gli assegni nel frattempo considerati “eliminati”, la cifra totale raggiunge i 130 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante l’entità della spesa, la media dei ratei mensili delle baby pensioni non appare particolarmente elevata, con una media di 1.187 euro.

Il fenomeno delle baby pensioni in Italia solleva diverse questioni. Innanzitutto, si pone il problema della sostenibilità del sistema previdenziale italiano, che già oggi versa in una situazione di grave crisi. In secondo luogo, si pone il problema della giustizia sociale, visto che i baby pensionati sono stati privilegiati rispetto ad altri lavoratori che hanno dovuto contribuire per molto più tempo per accedere alla pensione. Infine, si pone il problema della responsabilità della classe politica italiana, che ha concesso questi privilegi senza valutare a fondo le conseguenze a lungo termine. Sarebbe quindi opportuno un’attenta riflessione sulle conseguenze di questi privilegi pensionistici, al fine di garantire un sistema previdenziale equo e sostenibile per tutti i cittadini.