Ammortizzatori sociali

Il tema degli ammortizzatori sociali è sempre di grande attualità quando si parla di mondo del lavoro e delle pensioni. Ci sono state grandi modifiche con la Riforma del Lavoro che ha cambiato le carte in tavola. Vediamo allora quali sono le novità per districarci meglio in questo complesso ginepraio.

Con il decreto legislativo 22/2015 sono arrivate sostanziali modifiche al tema degli ammortizzatori sociali che hanno influito sul preesistente quadro dei sussidi per i lavoratori che hanno perso il lavoro.




Le principali novità riguardano il fatto che sono stati sostituiti i vecchi strumenti messi a punto dalla Riforma Fornero. I lavoratori dipendenti hanno dovuto fare il conto con Naspi e Asdi che sono andati a sostituire mini-Aspi e Aspi.

Novità anche per i collaboratori iscritti alla gestione separata: nel loro caso quella che era una indennità una tantum è stata sostituita dalla Dis-Coll.

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Analizziamo ora la situazione dei lavoratori Subordinati. Per accedere alla Naspi sono sufficienti 13 settimane di contributi versati nei quattro anni precedenti la disoccupazione. A questi però vanno aggiunti 30 giorni di lavoro effettivo versati nell’anno precedente la disoccupazione. Aumenta adesso la durata massima del sussidio che è di due anni e non è più legata all’età del lavoratore. E’ invece ancora legata all’età del lavoratore nel caso dei dipendenti che aderiscono all’Aspi. Sale anche il tetto dell’importo: sono 1.300 euro contro i 1.195,37 euro dell’Aspi. Inoltre, la riduzione dopo i primi mesi è limitata al 3% contro il 15 per cento.

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Non cambiano le spese che spettano ai datori di lavoro. Le aliquote sono per il contributo ordinario dell’1,31%+0,3% e la quota addizionale è del 1,4 per cento.

I lavoratori che si trovano nella condizione particolare di aver terminato la fruizione della Naspi ma ancora senza occupazione e che versano in stato di bisogno possono ricorrere all’Asdi.

L’Asdi è un istituto creato con il fine di essere un vero e proprio ammortizzatore sociale per chi non ha altre soluzioni. Il vincolo è però quello che non si possa usufruirne per un periodo superiore a sei mesi.

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Da valutare il futuro dell’istituto relativo all’indennità di mobilità. Si tratta di un provvedimento pensato per i dipendenti delle aziende più grandi. Coloro i quali hanno diritto al trattamento più favorevole potranno disporre di 24 mesi se sono lavoratori over 50 al Sud. Il trattamento scende a 18 mesi per gli over 50 nel centro-nord e per i lavoratori con 40-49 anni al Sud. Chi non rientra nelle suddette categorie dovrà ‘accontentarsi’ di una durata non superiore ai 12 mesi.

La mobilità dal 2017 va in pensione e al suo posto arriva la Naspi. Sarà questo l’istituto riservato ai lavoratori dipendenti. Non è un discorso in cui rientrano i lavoratori del pubblico a tempo indeterminato e gli operai agricoli. Queste categorie di lavoratori potranno ancora godere dell’indennità di disoccupazione agricola. Discorso medesimo per l’indennità di disoccupazione edile che non vale più dal 1° gennaio 2017 in base all’articolo 71 della legge 92/2012.

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