Contributi volontari

Hai smesso di lavorare, o semplicemente hai interrotto la tua attività. Ma non vuoi smettere di pagare i contributi, perchè ritieni che la pensione sia troppo importante per il tuo futuro. In questo caso, puoi effettuare la prosecuzione volontaria del versamento dei contributi. In questo modo, ti assicuri di ottenere il diritto alla pensione o di aumentare l’importo dell’assegno che percepirai. Questo istituto è chiamato Prosecuzione Volontaria dei Contributi o anche contributi volontari.

Il versamento dei contributi volontari ti consente di essere sicuro di perfezionare i requisiti di cui hai bisogno per accedere alla pensione prima possibile, o comunque di ottimizzare l’importo dell’assegno che percepirai. Per fare questo, devi aver cessato o interrotto la tua attività lavorativa. Sei disposto a pagare gli oneri necessari? Puoi farlo.

Per capire la convenienza di questo istituto, è bene comprendere sin da subito i contributi volontari quanto costano. Fatto questo, puoi anche valutare la possibilità di un versamento contributi volontari in unica soluzione che ti consentano di ‘levarti il dente’ come si suol dire, in una sola volta. Dipende ovviamente dalla disponibilità economica di ciascuno.

Pagarsi i contributi per andare in pensione è una extrema ratio che in molti stanno prendendo in considerazione: può dipendere da molti fattori. C’è chi non ha avuto continuità lavorativa, chi suo malgrado ha dovuto accettare di lavorare in nero. Ma anche chi vuol versare i contributi volontari inps dopo mobilità. Sono tutte fattispecie individuali che solo il diretto interessato, magari con l’aiuto d un esperto, può valutare. Ma la domanda da fare è: versare i contributi volontari inps conviene? Come detto, va valutato caso per caso. Il versamento contributi volontari retroattivi è una possibilità che lo Stato dà, e il fatto stesso che esista questo istituto implica che in molti casi la convenienza c’è. Si possono pagare i contributi mancanti per tantissime ragioni, la più comune è quella di anticipare il momento in cui si va in pensione. Ma andiamo con ordine.

Contributi volontari

L’opportunità è riservata a tutti gli iscritti presso uno dei fondi della previdenza pubblica obbligatoria. Prima erano esclusi gli iscritti ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione obbligatoria, come quelli del pubblico impiego. Erano esclusi anche gli iscritti alla gestione separata. Adesso il diritto è esteso anche a loro. In un primo momento si trattava di un diritto riservato ai lavoratori dipendenti e agli iscritti alle gestione speciali dei lavoratori autonomi degli Artigiani, commercianti e agricoli autonomi.




Versando i contributi volontari, incrementi o integri il versamento dei contributi obbligatori. Sono dunque contributi utili ai fini del diritto alle prestazioni, all’anzianità contributiva e alla determinazione della retribuzione annua pensionabile.

La buona notizia è dunque che puoi versare la somma necessaria per raggiungere il requisito contributivo. Ma anche per avere accesso alla pensione anticipata, per cui sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi. Vale anche per accedere alla pensione di vecchiaia, per cui servono 20 anni di contributi. Infine, servono anche per il completamento dei 35 anni di contributi per i lavori usuranti.

Devi però fare attenzione se sei un lavoratore appartenente al contributivo puro. In questo caso, infatti non sei possesso di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995. Se appartieni a questa fattispecie, il versamento dei contributi volontari non può essere utilizzato per il perfezionamento della pensione anticipata.

Se non hai già un’idea di quando andrai in pensione leggi il nostro articolo che spiega tutto.

La domanda che ti starai ponendo è sicuramente questa: come faccio a capire se mi conviene versare i contributi volontari? Si tratta di una valutazione che va fatta caso per caso, e che dovrebbe essere supportata dal giudizio di un esperto. Potresti rivolgerti a un patronato, ad esempio. Però un elemento da tenere presente è certamente questo: i versamenti volontari consentono un risparmio fiscale, appartenendo alla categoria degli oneri deducibili dal reddito complessivo per l’intero importo.

Questo vantaggio è valido anche se l’onere dei versamenti è stato sostenuto per i familiari fiscalmente a carico. Non solo: un altro vantaggio è rappresentato dal fatto che tendenzialmente il legislatore protegge chi ha ottenuto l’autorizzazione ai volontari dall’applicazione di regole di pensionamento peggiorative rispetto a quelle vigenti al momento del conseguimento dell’autorizzazione stessa.

I contributi volontari sono soggetti ad autorizzazione, dunque. Quali sono i requisiti per ottenere il semaforo verde?

Almeno uno di questi:

  • almeno 5 anni di contributi (ovvero 260 contributi settimanali o 60 contributi mensili
  • almeno 3 anni di contribuzione nei cinque anni che precedono la data di presentazione della domanda.

E’ bene non dimenticare che questi requisiti hanno il vincolo di dover essere perfezionati con la contribuzione effettiva. Ci riferiamo quindi a quella obbligatoria, volontaria e da riscatto. Non rientra tra questi parametri dunque la contribuzione figurativa.

Per sapere tutto sul riscatto dei contributi leggi il nostro articolo di approfondimento.

Non basta: se sei interessato a questo istituto, devi anche aver cessato o interrotto il rapporto di lavoro. Se svolgi rapporti lavoro dipendente o autonomo anche come libero professionista, non puoi proseguire con la contribuzione volontaria. Vale lo stesso discorso anche per chi è titolare di una pensione diretta.

Diverso invece il caso in cui la domanda di prosecuzione volontaria venga presentata in presenza di indennità di disoccupazione o mobilità. In questo caso l’Inps la accoglierà, a partire dal periodo coperto da contribuzione figurativa per disoccupazione o mobilità. Invece la decorrenza dei pagamenti si configurerà in un periodo in cui non c’è contribuzione.

Se sei arrivato a leggere fino a questo punto, è evidente che sei interessato all’argomento. Non solo: è anche probabile che tu abbia riscontrato la fattibilità della cosa, perchè evidentemente rientri nei requisiti richiesti. Ti interesserà allora passare a uno step ulteriore, quello in cui devi capire quanto puoi o devi versare.

Attualmente per calcolare l’entità della contribuzione, è necessario moltiplicare l’aliquota di finanziamento prevista nella gestione obbligatoria in cui si chiede la prosecuzione ai volontari per la retribuzione settimanale imponibile percepita nell’anno di contribuzione precedente la data della domanda di autorizzazione.

E’ quindi evidente che ogni caso è differente, dal momento che l’importo da versare è proporzionato alla retribuzione che ciascuno ha percepito nell’anno antecedente sia in base alla gestione previdenziale in cui si è iscritto.

A prescindere dai casi individuali, la legge stabilisce comunque un importo minimo di retribuzione settimanale. Parliamo di quello che viene definito il minimale. In base a questo parametro, vengono commisurati i versamenti volontari.

Se sei un lavoratore dipendente, nel 2016 il minimo è di 200,76 euro. Ma le cose cambiano di anno in anno, considerato che vengono adeguate al tasso di inflazione.

Per stabilire il reddito sul quale calcolare la contribuzione volontaria, la legge prevede che si individui il reddito medio tra quelli effettivamente percepiti dal lavoratore negli ultimi tre anni di lavoro.

Ne deriva un importo che va collocato in una delle otto classi di reddito stabilite dalla legge. Ad ogni classe equivale un reddito medio anno che costituisce l’importo in base al quale si devono calcolare la contribuzione volontaria.

Se sei iscritto alla gestione separata le aliquote di versamento sono pari al 27% del compenso medio percepito nell’anno di contribuzione precedente alla data di domanda. Si arriva al 31% per i collaboratori. L’aliquota viene applicata sul minimale della gestione. Equivale per il 2016 a 15.548 euro.

Hai già fatto il calcolo di quanto prenderai di pensione?

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