Gestione separata Inps

Hai sentito parlare di Gestione Separata Inps, ma il concetto ti è ostico e soprattutto non hai capito se sei tenuto a iscriverti a questo tipo di fondo pensionistico. Bene, è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza, e vedrai che dopo aver letto questo articolo tutto ti sarà più semplice e potrai parlare con il tuo commercialista o consulente del patronato capendo molto meglio cosa ha da dirti.

La gestione separata cos’è? La Gestione separata Inps è un istituto creato con la Riforma del 1995. Hanno l’obbligo di iscrizione a questo fondo tutti coloro che svolgono attività di lavoro autonomo e che non hanno il vincolo di iscriversi alle proprie Casse Professionali. La gestione separata è un fondo che riunisce al momento qualcosa come un milione di posizioni attive. Di questi circa 350.000 professionisti con partita Iva.

Gestione separata Inps

La recente istituzione di questo fondo e il fatto che ancora nessuno sia andato in pensione con questo tipo di istituto, ha creato molte incertezze e anche leggende metropolitane circa il rischio di vedere persi tutti i contributi versati. Riteniamo che ciò sia altamente improbabile, soprattutto in un momento come questo in cui c’è grandissima attenzione alla tutela previdenziale. Ma quali sono i requisiti per conseguire le prestazioni della Gestione separata?




Innanzitutto va chiarito quali sono i soggetti tenuti all’iscrizione presso la Gestione Separata. E’ certamente un obbligo di coloro i quali esercitano per professione abituale, anche se non esclusiva, un lavoro autonomo che non richiede iscrizione ad un determinato albo professionale. E’ il caso, ad esempio, di un assistente sociale che non ha una cassa previdenziale specifica. E che quindi in caso di necessità di fatturare con partita Iva, non saprebbe come versare i contributi.

Per saperne di più sui contributi volontari, leggi il nostro articolo di approfondimento.

Un avvocato, ad esempio, o un giornalista, che hanno casse previdenziali specifiche, non sono invece tenuti a versare in contributi alla gestione separata ma devono farlo all’Inpgi o alla cassa di appartenenza. Tornando al caso dell’assistente sociale, in caso di doppio lavoro, dipendente e autonomo, avrà il doppio versamento a Inps e Gestione separata, che poi potranno essere ricongiunti. Anzi, in questo caso, esiste anche la possibilità d una riduzione dell’aliquota, ma è una situazione da verificare caso per caso.

Gestione separata Inps

Devono iscriversi alla gestione separata anche i lavoratori che svolgono attività per le quali è prevista l’iscrizione in un albo professionale, ma non sono tenuti al pagamento dei contributi presso la Cassa previdenziale corrispondente in base alle norme dei rispettivi statuti. Il classico esempio è quello di un ingegnere che esercita attività lavorative al di fuori di quelle soggette a contribuzione presso la Cassa Ingegneri.

E’ bene precisare però che i lavoratori occasionali, che svolgono attività solo episodicamente, hanno l’obbligo di iscrizione alla gestione separata solo se hanno un reddito annuo che supera i 5mila euro.

Altre categorie tenute a iscriversi alla gestione separata:

  • associati in partecipazione che svolgono attività lavorativa
  • rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (inclusi quelli a progetto)
  • incarichi di vendita a domicilio
  • spedizionieri doganali
  • studenti e dottorandi titolari di borse di studio e assegni di ricerca o altri compensi erogati dalle Università e/o da scuole di specializzazioni (come i medici in formazione specialistica)
  • volontari del servizio civile nazionale
  • amministratori locali

Prestazioni previdenziali per la Gestione separata

gestione separata inps

Coloro i quali sono iscritti alla Gestione separata hanno diritto a tutte le prestazioni generalmente riconosciute dai fondi previdenziali obbligatori. Il riferimento è quindi sia alle prestazioni dirette (pensione di vecchiaia, pensione anticipata, assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità) sia indirette (pensione di reversibilità e pensione indiretta).

Nel caso di pensione indiretta, il riferimento è a quella in favore dei superstiti dell’assicurato a deceduto senza aver acquisito il diritto alla pensione. La gestione eroga anche pensione supplementare e supplemento di pensione.



I requisiti per avere diritto alle prestazioni sono gli stessi di quelli previsti per i lavoratori autonomi. La differenza è che si tratta di fondo istituito dopo il 1995, ciò vuol dire che il sistema di calcolo delle prestazioni e quello dei requisiti d’accesso sono quelli validi per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995.

Quindi si parla di contributivi puri, il che pregiudica l’opportunità di ottenere l’integrazione al trattamento minimo sull’assegno.

Con la Riforma Fornero, varata sotto il governo tecnico Monti, i contributivi puri hanno la possibilità di uscire a 70 anni con soli di 5 anni di contribuzione effettiva. Possibilità che hanno anche un lavoratore di 63 anni che ha maturato 20 anni di contributi effettivi. In questo caso però esiste anche la necessità che l’assegno non sia inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. L’importo è di circa 1255 euro il 2016.

gestione separata inps

La Decorrenza della pensione derivante dalla gestione separata scatta il primo giorno del mese successivo al perfezionamento dei requisiti (niente più finestre mobili con i nuovi requisiti).

Se sei iscritto alla Gestione separata e possiedi periodi di contribuzione nell’assicurazione obbligatoria, nei fondi esclusivi e sostitutivi o nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, puoi richiedere il computo di tutti questi contributi nell’ambito della Gs ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici. Le condizioni sono quelle previste per l’opzione al sistema contributivo.

I requisiti per godere di questa possibilità sono avere:

  • almeno 15 anni di contribuzione, di cui 5 dopo il 31 dicembre 1995
  • un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995
  • possesso di anzianità contributiva prima del 31 dicembre 1995

E’ una possibilità gratuita che permette di unificare nella Gestione separata i periodi di lavoro dipendente, pubblico, privato e autonomo presenti in altre gestioni dell’AGO (privati-autonomi e dipendenti pubblici).

Nel calcolo della Gestione Separata verranno inclusi per considerare il diritto a pensione i periodi non coincidenti temporalmente. Per quel che riguarda il calcolo della pensione, invece, verranno calcolati tutti i periodi, anche quelli coincidenti. Fanno eccezione i periodi con iscrizione alle casse libero professionali.

Si tratta di un calcolo complessivo che consente di ottenere il diritto alle prestazioni pensionistiche in base ai requisiti anagrafici e contributivi. I diritti sono quelli previsti per i soggetti iscritti dal 1° gennaio 1996 alla Gestione separata.

In questo modo, sfruttando questo canale, sarà possibile per un lavoratore ottenere la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata secondo le regole in vigore per gli iscritti dal 1° gennaio 1996. E’ bene però ricordare che le quote di pensione che fanno riferimento a periodi posseduti negli altri fondi saranno però determinate con il sistema di calcolo contributivo.

In generale, comunque, i contributi nella Gestione Separata non possono formare oggetto di ricongiunzione. Ciò vuol dire che non possono essere trasferiti, nemmeno nel caso in cui il lavoratore fosse disposto a farsi carico di un onere.

gestione separata inps

Una limitazione non da poco, che però viene mediata dalla possibilità che tali contributi possano essere utilizzati ricorrendo alla totalizzazione nazionale. In questo modo possono essere valorizzati tutti i contributi accreditati nelle diverse gestioni previdenziali.

Il risultato finale è che tutti i contruibuti versati in diverse casse, figureranno come appartenenti a un’unica cassa. E’ bene tenere presente che questo caso è avlido anche se il lavoratore ha raggiunto un diritto autonomo al trattamento pensionistico.

Quindi possono essere totalizzati i contributi accreditati in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dagli iscritti alla gestione separata, da sacerdoti secolari e ministri del culto delle confessioni diverse dalla religione cattolica, dai liberi professionisti iscritti a una delle Casse privatizzate e private. Possono essere totalizzati anche i contributi degli iscritti alle forme assicurative sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria.

Il requisito per ottenere questa totalizzazione è che vengano perfezionati 40 anni e 7 mesi di contributi, senza alcun requisito anagrafico. Altra possibilità, che si raggiungano i 65 anni e 7 mesi di età con almeno 20 anni di contributi. Non dimenticate però che è necessario aspttare l’apertura di una finestra di 21 mesi dalla data di maturazione dei requisiti nel primo caso e di 18 mesi nel secondo.

Non è però questa l’unica possibilità che si prospetta a questa categoria di lavoratori. Se non si dispone di un diritto autonomo che non deve essere acquisito in nessuna delle gestioni dove si vanta contribuzione ricorrere al cumulo contributivo che è precluso agli iscritti alle Casse dei libero professionisti, il sistema di calcolo applicabile è quello che deriva dal totale di tutti i periodi contributivi.

C’è anche una terza strada: quella di chiedere una pensione supplementare, ipotesi perseguibile nel caso in cui il lavoratore abbia conseguito il diritto alla pensione a carico di una forma di previdenza obbligatoria per i lavoratori dipendenti o sostitutiva. Discorso valido anche nel caso in cui questa ne comporti l’esclusione o l’esonero. Requisito indispensabile, che abbia compiuto l’età pensionabile di vecchiaia. Al momento in cui scriviamo, questo requisito è di 66 anni 7 mesi. Ultimo requisito: che il lavoratore non possieda i requisiti di assicurazione e contribuzione per la liquidazione di una pensione di vecchiaia autonoma presso la gestione separata.

Altra nota dolente della Gestione Separata sono le aliquote contributive, molto alte. SI tratta delle aliquote stabilite dalla tanto discussa Legge Fornero del 2011. Se non ci dovessero essere cambi di direzione, quelle che sono già le più alte in assoluto potrebbero arrivare al 33% nel 2018.

Ma una inversione di tendenza si è fatta registrare con la legge di stabilità 2016, che ha previsto una riduzione del loro aumento progressivo nel caso in cui si appartenga alla categoria di professionisti con partita iva iscritti in via esclusiva alla gestione.

Per questi lavoratori, il contributo per il 2016 è rimasto pari al 27,72% della retribuzione pensionabile. Nel 2017 passerà al 29,72% per poi arrivare al 33,72% dal 2018.

Lo 0,72% è destinato alle tutele assistenziali come malattia, maternità e assegni al nucleo familiare.

Quali sono nella gestione separata i minimali e i massimali contributivi? Per questo regime, è previsto che si abbia diritto all’accreditamento di tutti i contributi mensili relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento. Ma solo se l’importo corrisposto non è inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito previsto per gli artigiani e commercianti. La cifra è equivalente a 15.548 euro per il 2016. Nel caso in cui la contribuzione sia al di sotto di questa soglia, i mesi di assicurazione da accreditare vengono ridotti in proporzione alla somma versata. Non solo: vengono anche attribuiti temporalmente al periodo corrispondente a partire dall’inizio dell’anno solare fino a concorrenza del periodo riconoscibile.

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