Previdenza complementare

Le incertezze che circondano il mondo pensionistico ti fanno temere per il futuro, e non sei certo che il tuo assegno sarà sufficiente a consentirti di trascorrere la terza età serenamente. Oppure non riesci a lavorare con continuità, e dunque i contributi che versi all’Inps o alla tua cassa professionale sono troppo pochi. Ecco che se stai pensando a una forma di previdenza complementare, probabilmente stai facendo la cosa giusta per garantirti un futuro più sereno. La previdenza complementare, infatti assicura prestazioni che si aggiungono alle pensioni obbligatorie.

Questo istituto ha lo scopo di garantire a tutti i lavoratori, soprattutto i più giovani, una sicurezza economica maggiore per il futuro, anche dopo il pensionamento. Per la pensione complementare calcolo e importo vanno ponderati caso per caso, magari con l’aiuto di un esperto.




La previdenza complementare è una necessità degli ultimi anni, che ha preso piede parallelamente alle incertezze che dà il sistema pensionistico pubblico. Fino al secolo scorso, infatti la pensione come la si intende in maniera classica, assicurava un grado di copertura tale da non rendere necessaria una seconda forma di tutela previdenziale. Le cose piano piano sono cambiate e allora per non rischiare di ritrovarsi a percepire un assegno troppo scarno, è bene essere, appunto previdenti.

Previdenza complementare

Una piccola somma accantonata fin da giovani, ogni mese, può sembrare a volte irrisoria, ma col passare degli anni consente di accumulare un piccolo capitale da trasformare in un assegno integrativo una volta raggiunta la terza età.

Quando si è giovani difficilmente si riesce o si ha voglia di pensare già alla fase della vita in cui sia avrà bisogno della pensione. Ma è uno sforzo che va fatto, e domani saremo contenti di averlo fatto. Anche perchè il miglioramento delle condizioni di vita in terza età e l’aumento dell’aspettativa di vita consentono di godersi la vita anche a 70-80 anni. Per cui è bene provare ad arrivarci con la massima serenità economica.

Spesso i giovani incorrono nell’errore di pensare: “Non lavoro affatto, oppure guadagno così poco che non è giusto versare una parte per la previdenza complementare”. Errore in entrambi i casi, perchè è proprio chi lavora saltuariamente o guadagna poco che un domani potrebbe dover fare i conti con un assegno insufficiente a mantenere un tenore di vita dignitoso.

I destinatari della previdenza complementare sono dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi, liberi professionisti, soci di cooperative, cittadini titolari di redditi diversi da quelli da lavoro, familiari a carico.

Nelle forme pensionistiche complementari sono comprese anche i fondi pensione negoziali.

La previdenza complementare, in quanto tale, non è obbligatoria come quella tradizionale. Dunque è volontaria e a capitalizzazione individuale. Al contrario della previdenza obbligatoria, in cui tutti i contributi confluiscono in un unico calderone, nella previdenza integrativa complementare i versamenti confluiscono in conti individuali intestati ai singoli iscritti e vengono investiti.

Quando si raggiunge il diritto alla pensione, la quota viene restituita, con i rendimenti maturati con gli investimenti, in forma di prestazione pensionistica aggiuntiva.

E’ inoltre un sistema a contribuzione definita, dal momento che si sa quanto si versa e la prestazione finale dipende dalle somme versate e da quanto ha reso il loro investimento. Infine, si tratta di una forma previdenziale che viene gestita da soggetti ed enti di diritto privato.

Generalmente la previdenza complementare viene alimentata dai Tfr e consente di pianificare con maggiore serenità il proprio futuro pensionistico. Ma viene alimentata anche dal contributo del datore del lavoro e dai rendimenti del fondo pensione. In questo caso può oscillare in base al profilo di rischio e di rendimento scelto dal lavoratore).

La legge al momento prevede tre tipi di forme pensionistiche complementari cui è possibile aderire. A quale, dipende dalla propria posizione lavorativa. Ci sono i fondi pensione negoziali, o chiusi, che si rivolgono solo a specifici gruppi di lavoratori appartenenti a un determinato settore lavorativo. Ci sono poi i fondi pensione aperti destinati di solito a tutti i lavoratori o gruppi di lavoratori privi di fondi pensione negoziali o trasferiti da fondi negoziali.

Infine ci sono i Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP) che consistono in polizze assicurative a carattere individuale. Hanno finalità previdenziali e vengono promosse da compagnie assicurative alle quali possono aderire sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi.

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