Quota 100 Quota 41

Quando si parla di pensioni la quota 100 e quota 41 diventano un argomento da tenere in forte considerazione. Si tratta di un progetto in cui crede molto il presidente della commissione al lavoro alla camera ed ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Una soluzione per il problema di uomini e donne in tema pensioni che piace ai sindacati e anche ai lavoratori.

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Quota 100, che significa

Ma cosa si intende per quota 100? In tema pensioni ultime notizie interessanti potrebbero arrivare proprio da questo ambito.




La quota 100 è una proposta pensata al fine di anticipare l’età pensionabile per i lavoratori iscritti ai fondi di previdenza gestiti dall’assicurazione generale obbligatoria (AGO). Riguarda anche i fondi sostitutivi ed esclusivi. Si tratta di una proposta di legge introdotta la prima volta con il ddl 2945 e sponsorizzata in primis dal Presidente della commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano. Ma è una proposta che come detto piace molto anche alla minoranza dem e non solo.




Con la quota 100 si vorrebbe ripristinare la pensione di anzianità cui abbiamo detto addio con la Riforma Fornero partorita sotto il Governo Monti nel 2011. I vantaggi sarebbero il recupero di una maggiore flessibilità in uscita a partire da 62 anni di età e non solo. Come detto l’idea piace anche ai sindacati.

Possibili applicazioni

Come si potrebbe applicare questa proposta? Bisognerebbe ripristinare il vecchio sistema delle quote, grazie alle quali era possibile sommare l’età anagrafica del lavoratore alla sua anzianità contributiva. In questo modo si arrivava a una quota che permetteva l’uscita dal mondo del lavoro.

Quota 100 Quota 41

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Damiano sostiene che con questo meccanismo i lavoratori dovrebbero raggiungere minimo un’età anagrafica di 62 anni da unire a 35 anni di contributi più il contestuale perfezionamento della quota 100. Questo valore si ottiene sommando dell’età anagrafica con quella contributiva. Ad esempio questa quota è raggiungibile con 62 anni e 38 anni di contributi, con 63 anni e 37 di contributi, ancora con 64 anni e 38 di contributi o con 65 anni e 35 anni di contributi.

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E i lavoratori autonomi?

Diverso il discorso per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata. Si pensi ad esempio ai professionisti come i giornalisti iscritti all’Inpgi o ai titolari di partita iva non iscritti ad ordini con sistemi previdenziali indipendenti. A loro serve il perfezionamento della quota 101 con almeno 63 anni di età. Quindi per raggiungere la quota necessaria è obbligatorio lavorare un anno in più con combinazioni pari a 63 anni e 38 di contributi; 64 anni e 37 di contributi; 65 anni e 36 di contributi oppure 66 anni e 35 di contributi.

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Restano i precoci

C’è anche da tenere presente la situazione dei lavoratori precoci, esclusi dal ddl. Per loro si pensa a una pensione che scatta con i 62 anni oppure sino al perfezionamento dei requisiti contributivi richiesti per la pensione anticipata.

Esempio: un lavoratore che ha 61 anni e 39 di contributi o 60 anni e 40 di contributi dovranno aspettare i 62 anni di età oppure i 42 anni e 6 mesi di versamenti per andare in pensione. Ma si parla anche della possibilità di un abbassamento a 41 anni i contributi necessari per la pensione anticipata (dai 42 anni e mezzo attuali).

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QUOTA 41

Per quel che riguarda i precoci, la Quota 41 sarà riservata ai lavori usuranti e comprenderà l’aumento della Quattordicesima per gli assegni minimi e l’estensione della no-tax area.

La Quota 41 consentirà l’accesso alla pensione anticipata prima di quanto previsto delle norme introdotte con la Riforma Fornero. Al momento i lavoratori precoci possono uscire dal mondo del lavoro e accedere alla pensione solo al compimento di 42 anni e 10 mesi di contributi, che sono 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica.

Sai tutto sulla rendita integrativa temporanea anticipata? Quest’anno la Riforma Pensioni introdurrà, tra le altre, una importante novità costituita dalla cosiddetta RITA, vale a dire la rendita integrativa temporanea anticipata molto vicino ai principi di funzionamento dell’ape, prestito pensionistico anticipato.

I lavoratori precoci hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativo. Con la Quota 41 avranno l’opportunità di andare in pensione 10 mesi prima per gli uomini e un anno e 10 mesi per le donne rispetto agli attuali requisiti per la pensione anticipata.

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Categorie di lavoratori precoci che potranno accedere

Lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;

Lavoratori che assistano, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità;

Lavoratori che abbiano capacità lavorativa ridotta, accertata come invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento;

Lavoratori dipendenti nelle professioni indicate in un allegato alla Legge di Bilancio, che svolgano da almeno sei anni in via continuativa attività lavorative usuranti e gravose.

La Quota 41, grazie alla legge di Bilancio, beneficerà di uno stanziamento di 360 milioni di euro per il 2017, di 550 milioni di euro il 2018, di 570 milioni di euro per il 2019 e di 590 milioni di euro annui a partire dal 2020.

I lavoratori della categoria usuranti, avrebbero diritto a un anticipo della pensione di 12 mesi o 18 mesi grazie all’abolizione della finestra mobile.

E’ importante ricordare che il requisito di anzianità contributiva di 41 anni di contributi resta legato a doppio filo a quelli che saranno gli inevitabili futuri adeguamenti alla speranza di vita che scatteranno dal 1° gennaio 2019.  I lavoratori che credono di poter aderire a questo tipo di pensionamento, devono anche tenere a mente che non sarà possibile cumulare con il trattamento pensionistico redditi da lavoro, dipendente o autonomo, per un periodo di tempo che corrisponde alla differenza tra anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi o 41 anni e 10 mesi le donne e anzianità contributiva maturata quando si va in pensione con il requisito contributivo agevolato.

La Quota 41 è un tipo di pensionamento pensato per tutti i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, ai fondi sostitutivi o esclusivi e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Ciò vuol dire che riguarda sia i lavoratori dipendenti del settore privato sia quelli del pubblico impiego.

Rientrano negli aventi diritto anche gli iscritti presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (Artigiani, Commercianti e Coltivatori Diretti). Resta sempre il vincolo del rispetto delle condizioni richieste. Va tenuto presente anche un vincolo annuo di bilancio. Significa che nel caso in cui il numero dei pensionamenti risultasse superiore alle risorse disponibili, il trattamento pensionistico slitterà tenendo presente alcuni criteri di priorità che la Presidenza del Consiglio dei Ministri fissa con un decreto. Con questa formula si ottiene uno sconto di 10 mesi per le lavoratrici dipendenti e autonome e di un anno e 10 mesi per i lavoratori dipendenti ed autonomi. Valore aggiunto il fatto che non comporta decurtazioni sull’assegno previdenziale.

Spesso nasce il dubbio nei pensionandi se preferire salvaguardia o quota 41. Con la salvaguardia è possibile fermare il versamento della contribuzione volontaria al perfezionamento di 40 anni di contributi. Al contrario, chi volesse accedere alla quota 41, dovrebbe versare un anno in più di contributi. Questo fa propendere certamente l’ago della bilancia verso la prima ipotesi, in considerazione del fatto che non risulta conveniente versare dodici mesi si contributi a fronte di un anticipo di soli tre mesi di pensione dovuto alla possibilità di aggirare le finestre mobili previste nella vecchia normativa. La quota 41 esplica i suoi benefici nei confronti di coloro i quali possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età.

Quota 96

Nella circolare sulle cessazioni il Miur ha riepilogato i requisiti necessari per accedere al trattamento pensionistico dal 1° settembre 2016.

Quota 96 pensionamento

Requisiti posseduti al 31/12/2011
Accesso alla pensione di anzianità con:
  • 60 anni di età e 36 di contribuzione o 61 anni di età e 35 di contribuzione, maturati entro il 31/12/2011. Fermo restando il raggiungimento della quota 96, i requisiti minimi che inderogabilmente devono essere posseduti alla suddetta data, senza alcuna forma di arrotondamento, sono di 60 anni di età e 35 di contribuzione. L’ulteriore anno eventualmente necessario per raggiungere la “quota 96” può essere ottenuto sommando ulteriori frazioni di età e contribuzione (es. 60 anni e 4 mesi di età, 35 anni e 8 mesi di contribuzione).
  • indipendentemente dall’età, un requisito di anzianità contributiva non inferiore a 40 anni maturato entro il 31/12/2011.

Accesso alla pensione di vecchiaia con:

  • 65 anni di età per gli uomini e 61 di età per le donne, con almeno 20 anni di contribuzione (15 per chi è in possesso di anzianità contributiva al 31/12/1992) se posseduti entro la data del 31/12/2011.

Nuovi requisiti

Accesso alla pensione di vecchiaia:

  • requisito anagrafico di 66 anni e 7 mesi compiuti entro il 31/08/2017 (collocamento d’ufficio) o, a domanda, entro il 31/12/2017 sia per gli uomini che per le donne, con almeno 20 anni di anzianità contributiva.

Accesso alla pensione anticipata:

  • a domanda solo al compimento di 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva, per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini da possedersi entro il 31/12/2017, senza operare alcun arrotondamento.

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